Corvatsch: paradiso del free ride

Una montagna con 120 chilometri di piste e 1.500 metri di dislivello. Esposizione a nord, con neve polverosa da novembre a maggio. Decine di “spot e couloir” per il freeride, per disegnare il proprio otto perfetto nella neve polverosa. Sembrerebbe un sogno, invece è la realtà al Corvatsch, il comprensorio sciistico dell’Engadina a due passi da St. Moritz e a poco più di due ore di auto da Milano. Tredici impianti, tra i quali una funivia hi-tech che porta fino a quota 3.303 metri, sul Corvatsch, sono le giostre di questo perfetto luna-park. Un luna park da vivere in tutta sicurezza.

Undici angeli custodi
Si chiama Ueli Furrer il responsabile della sicurezza del comprensorio Corvatsch-Furtschellas e, insieme a una pattuglia di ben 11 persone, sarà il vostro angelo custode durante una vacanza sugli sci. Dal suo head-quarter che si trova proprio nel cuore della montagna, a Murtèl, a quota 2.702 metri, si occupa di organizzare il soccorso e di proteggere piste e itinerari fuoripista dalle valanghe. «Per garantire la sicurezza delle piste e di un paio di itinerari fuoripista, utilizziamo cariche esplosive trasportate con l’elicottero o dai miei uomini, inoltre al check-point di Murtèl ogni mattina vengono segnalate tutte le ultime informazioni utili per i freerider e la loro sicurezza» dice Furrer. Inoltre presso la stazione di monte del Corvatsch è possibile controllare se il proprio apparecchio da ricerca in valanga (artva), fondamentale per chi scia fuori pista, funziona correttamente. Inoltre in tre punti del comprensorio ci sono apparecchi per il rilevamento di sciatori dotati del sistema valanghe Recco. Una interessante iniziativa legata alla sicurezza e al freeride è quella del Mystic Freeride Safety Camp, camp itineranti di due giorni ideati proprio per approfondire le tecniche di sicurezza per il fuoripista.

Comprensorio a dimensione freeride e skialp
Sono sempre di più gli sciatori che si allontanano dalle piste per provare l’ebbrezza di qualche curva nella powder e il Corvatsch è uno dei paradisi di questo nuovo modo di vivere la montagna. Che lo si voglia chiamare freeride o freeski, l’andar per pendii immacolati trova in questo comprensorio uno dei templi mondiali. Non a caso ogni anno si danno appuntamento sulla nord del Corvatsch i migliori atleti del Freeride World Tour per Engadinsnow, una delle competizioni storiche. Quest’anno le date da segnare in calendario sono dal 5 all’8 febbraio. Il programma prevede le qualifiche giovedì 5 (sulla Face Forcla), le finali (sulla nord del Corvatsch) venerdì e sabato. Sabato è in programma anche un invitational parallel freeride contest. Quest’anno la manifestazione fa parte del circuito Freeride World Qualyfier, di qualificazione per il World Tour. Non è necessario essere campioni per apprezzare le gioie del freeride però. Per chi volesse solo osservare le evoluzioni, la terrazza del ristorante presso la stazione intermedia di Murtél è perfetta perché proprio davanti al versante nord del Corvatsch. Per chi invece volesse provare, c’è solo l’imbarazzo della scelta, magari accompagnati da una guida. Gli “spot” più “cool”? I local dicono Furtschellas Couloir e Dürrenast. Esiste poi un altro modo di godere della neve immacolata, lo scialpinismo. In questo caso si risalgono i pendii grazie all’applicazione sotto gli sci delle pelli. Dalla stazione a monte o intermedia del Corvatsch ci sono alcune gite all’interno dello spettacolare mondo glaciale del gruppo del Bernina. Per esempio quella al Chapütschin (3.386 m) o al rifugio Chamanna Coaz (2.610 m) e più in generale nel gruppo del Rosatsch.

Benvenuti snowboarder
Naturalmente una delle massima espressioni dell’andare fuoripista è con una tavola ai piedi e il Corvatsch è una delle località pioniere in Europa. Qui già negli anni Ottanta si sono visti i primi snowboard con quella strana corda che partiva dalla punta e si teneva tra le mani… Per loro e per i freestyler, oltre a tanta neve polverosa, c’è anche il park con 20 Rails, 12 Kickers, una halfpipe di 130 metri x 6,8 di altezza e il bagjump (un materasso di 15 x 15 metri) dove atterrare dolcemente dopo evoluzioni doc.

Corvatsch 3303 – Top of Engadin
La montagna che sovrasta il villaggio di Silvaplana presso St. Moritz è il Corvatsch, con 120 km di piste, 15 impianti e 10 ristoranti di montagna. L’omonima stazione in vetta si trova a quota 3303 m ed è una delle più alte delle Alpi centro-orientali. Incomparabile è la vista panoramica sui ghiacciai con il Piz Bernina alto 4049 m e sul paesaggio lacustre dell’Alta Engadina.

CORVATSCH AG
CH-7513 Silvaplana
+41 81 838 73 73
+41 81 838 73 05
info@corvatsch.ch
www.corvatsch.ch

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Vacanze in maso

 

Gallo Rosso, l’associazione che si occupa di promuovere e favorire lo sviluppo di oltre 1.600 agriturismi in Alto Adige, ha pubblicato il nuovo catalogo sugli agriturismi associati.

La nuova guida, gratuita, è composta di oltre 140 pagine che, in maniera approfondita, danno preziose informazioni su 500 masi in Alto Adige, che hanno superato i rigidi criteri selettivi per aggiudicarsi il marchio Gallo Rosso. Nel catalogo, infatti, sono indicati la località in cui si trovano i masi, l’eventuale presenza di animali, i servizi offerti, i prezzi, la classificazione in fiori e i recapiti telefonici oltre al sito internet. Le pagine iniziali della guida sono dedicate ai masi specializzati, ossia alle aziende agrituristiche che si distinguono dalle altre perché sono identificabili in una determinata categoria. Ci sono, infatti ad esempio, i masi per famiglie, i masi per ciclisti, i masi coltivazione biologica, i masi per persone allergiche, i masi “benessere”, i masi per appassionati di cavalli, i masi per diversamente abili e altri.

Per richiedere gratuitamente la spedizione al proprio domicilio del nuovo catalogo Gallo Rosso “Agriturismo – le vacanze diverse”, ci si può rivolgere a: Gallo Rosso (Ufficio Agriturismo, Unione Agricoltori e Coltivatori Diretti Sudtirolesi), sul sito www.gallorosso.ittelefonando al numero 0471 999325, via e-mail info@gallorosso.itInoltre, per prenotare un soggiorno è sufficiente verificare la disponibilità dell’alloggio nel periodo richiesto sul sito  e in seguito contattare direttamente il maso per definire i dettagli della prenotazione, ricordando però che i titolari sono più facilmente raggiungibili telefonicamente in orario di pranzo o alla sera.

 

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Affinità in viaggio

A tutti noi è capitato di fidarci di recensioni scovate su alcuni social network di viaggio per scoprire poi una realtà assai diversa da quanto recensito. I giudizi non sono un dato oggettivo, ma coinvolgono la sensibilità e il gusto di ciascuno di noi.

Matchtrip è un nuovo social network per viaggiatori che permette di condividere recensioni su hotel, ristoranti, cose da vedere e destinazioni in una nuova ottica di aggregazione. Un algoritmo proprietario misura l “affinità di viaggio” (espressa in percentuale) che c’è tra l’utente (lettore) e l’autore della recensione che si sta leggendo. E questo fa la differenza!

Durante la registrazione viene richiesto all’utente di specificare le proprie preferenze di viaggio. Più preferenze si hanno in comune con un altro utente maggiore sarà la loro affinità di viaggio e di conseguenza le reciproche recensioni saranno più azzeccate.

In questo modo Matchtrip fornisce dei consigli di viaggio mirati ad ogni suo utente, proponendo, di volta in volta, suggerimenti riordinati in base alle effettive esigenze di chi sta eseguendo una ricerca. Per cui, ad esempio, se due utenti con preferenze diverse cercassero un hotel a Parigi visualizzerebbero due liste di risultati diverse. Ad ognuno verranno consigliati alberghi ordinati in base alla valutazioni date da recensori con affinità di viaggio maggiore.

Il concetto della struttura migliore in assoluto sparisce e viene sostituito dal concetto della struttura migliore per l’utente. Con questo social network turistico si possono caricare le foto, condividere con la community idee e le impressioni sui luoghi visitati e rispondere alle domande degli altri utenti con i quali si ha più affinità. Si possono avere degli amici e dei followers, a seconda del grado di conoscenza che c’è con gli utenti. Questo social network consente di poter separare gli amici dai followers, per una navigazione più semplice, rispettando la privacy di ognuno senza, nello stesso tempo, escludere dalla community gli altri utenti che potranno visualizzare solo le informazioni di base dei profili.

MatchTrip prevede un sistema di punti e livelli per valutare l’autorevolezza di un utente rispetto a tutti gli altri membri del social. I punti che si ottengono dipendono principalmente dalle recensioni pubblicate ma ci sono anche altri metodi per riceverli come ad esempio il numero di amici che si ha o l’ottenimento di nuovi followers. Il numero di punti consente a tutti gli utenti di comprendere quanto il viaggiatore è utile e affidabile e aiuta a distinguere i profili reali e attivi dai recensori sporadici o da eventuali spammer.

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In giro per Berlino con la Trabant

Un viaggio indietro nel tempo per le vie di Berlino est al volante di una vecchia Trabant

di Andrea Foschi

 

Berlino, città divisa per quasi tre decenni da un muro eretto in un solo giorno e abbattuto alla stessa velocità in una notte di novembre di 25 anni fa, fatto che segnò l’inizio della fine della guerra fredda, è rifiorita dalle sue stesse ceneri diventando una metropoli dai mille volti e caratteri, meta di giovani e non in cerca d’ispirazioni, e incubatrice di progetti che spaziano dalla creazione di orti urbani nel cuore della città trafficata a start-up per la valutazione di auto usate e il loro smaltimento, auspicato per tutte le auto inquinanti tranne che per la loro affezionata Trabant.

 Da quest’anno infatti, per mantenere vivo il il ricordo di com’era la città prima della caduta del muro, il museo della DDR, ricco di esposizioni e materiale sulla storia e sulla vita nell’ex Repubblica Democratica Tedesca, permette di sedersi a bordo di una vecchia “Trabi” – così chiamata in gergo – e viaggiare tramite un simulatore di guida lungo le strade di Berlino pre-1989.

Una volta saliti a bordo, il parabrezza si trasformerà in una sorta di videogioco e lancerà indietro nel tempo il visitatore, conducendolo fra l’altro anche all’interno di uno dei complessi architettonici costruiti in serie durante il periodo della RDT.

Il simulatore, sviluppato dal dipartimento di Interactive Media del Frauenhofer Heinrich-Herz Institut, farà vivere tutte le emozioni di viaggio, come frenata e accelerazione, coinvolgendo emozionalmente il passeggero e informandolo allo stesso tempo. Un’ottima possibilità di rivivere la storia se non si potrà essere presenti alle celebrazioni del 9 novembre, durante le quali quest’anno verranno liberati nell’aria una schiera di palloncini luminosi lungo tutto il percorso seguito dal muro quando ancora divideva la città.

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Viaggio nell’Albania di oggi

Emozioni di viaggio nell’Albania contemporanea

di Andrea Foschi

Berat – cortile di una scuola elementare

Dall’oblò vedo le luci a terra diradarsi e in qualche modo affievolirsi. E’ un segno che stiamo sorvolando il Nord dell’Albania? Non ne sono certo, ma dopo dieci minuti il comandante ci avvisa che stiamo scendendo verso Tirana. Un rapido sguardo al  passaporto e poi “benvenuto” mi dice con voce convinta la poliziotta di frontiera.

Jari, amico albanese, mi accompagna verso la sua focus che mi porterà a zonzo per il paese. Subito però una sosta gastronomica prima della partenza per Scutari. A pochi chilometri dall’aeroporto degusto un ottimo pollo arrosto allevato dietro le cucine del ristorante Dardania. Tutto a km molto più che “0″,  con  verdura e frutta dal sapore autentico, quelle che mangiavamo da bambini. Il conto poi è la cosiddetta ciliegina sulla torta. I prezzi in Albania sono circa 1/3 di quelli italiani, benzina, e qualche bene di lusso, a parte.

Attraversiamo inaspettati banchi di nebbia sull’autostrada che porta verso il nord del Paese. Da non credere ogni km c’è una stazione di servizio, si è passati dalle file interminabili davanti ai benzinai, durante il duro regime comunista, all’offerta a dir poco eccessiva di oggi.  Improvvisamente  l’autostrada finisce con una curva a 90 a gradi e ci troviamo con le ruote fuori dall’asfalto; un cartello di preavviso? troppo difficile?

Scutari è una città accogliente sulle rive dell’omonimo lago diviso tra Albania e Montenegro. Mi incammino verso il centro di origine veneziana.  Imbattersi in una imponente moschea in piena Europa mi appare ancora un fatto inusuale. A piedi tra le vie abbellite da edifici appena restaurati incontro l’Albania degli artigiani: il piccolo fruttivendolo, il falegname, il meccanico di bici, la giovane sarta che disegna vestiti alla moda. Mi appare tutto davvero naturale: lavorare e vivere grazie all’uso sapiente delle proprie mani.

In questa città del nord mi segnalano una vera e propria chicca che non perdo: la Fototeka Marubi (si trova in rruga Muhamete Gjollesva). Una mostra permanente di fotografie dall’alto valore etnografico e artistico, scattate in oltre un secolo, dalla famiglia Marubi. Pietro Marubi, piacentino, scappo nel 1856 dall’Italia per ragioni politiche (era un garibaldino) e si trasferì in Albania, dove divenne il più famoso fotografo ritrattista del Paese. Oggi dalle lastre ottocentesco ai negativi degli anni 60 la fototeca conserva un archivio di oltre 100.000 immagini. Quelle esposte, circa un’ottantina,  tutte straordinarie, rendono comunque l’idea dell’Albania, tra ottocento e novecento, e delle sue genti.

Mi segnalano un luogo speciale fuori dalla città. Attraverso il ponte di ferro sul fiume Buna su cui domina la rocca e il castello di Rozafa e mi dirigo verso il Ponte di Mezzo. Un’opera straordinaria costruita dagli ottomani che mi ricorda il ponte di Mostar in Bosnia, celebre purtroppo per le vicende di distruzione e ricostruzione a seguito della guerra nell’ex Juogoslavia. Prima di lasciare questa città del nord, con l’amico Jari incontriamo Mirko. Un ragazzo toscano che ha scelto di lavorare nella cooperazione internazionale. E’  il coordinatore progetti di Celim in Albania, una Ong italiana che da anni realizza importanti progetti per garantire un futuro a molte famiglie e a diverse comunità albanesi attraverso il sostegno e l’avvio di attività produttive in ambito agricolo (valorizzazione dei prodotti locali e accesso al mercato), la formazione professionale e la tutela dell’ambiente (riforestazione, energia rinnovabile). La caduta del regime di Enver Hoxha, una vera e propria liberazione da una della dittature più bieche e repressive della storia dell’umanità, non è stata indolore e solo negli dieci anni il paese sta progressivamente rinascendo.

La crisi alimentare dei primi anni ‘90 fortunatamente non c’è più, ma molto resta da fare: contrastare lo logica delle sviluppo legata solo al settore edile e alle sue speculazioni, tutelare il patrimonio forestale e ambientale, sviluppare un turismo sostenibile, promuovere la produzione artigianale e rilanciare l’agricoltura in una logica di valorizzazione dei prodotti tipici, bio e di qualità. Tutto ciò accompagnato da un necessario rafforzamento della democrazia e dalla crescita della lotta alla corruzione e all’illegalità.

L’Albania, tra mille difficoltà ha però un grosso pregio,  è un modello di dialogo interreligiosoche ho potuto constatare di persona. A Scutari, così come in altre città albanesi, a poche decine di metri di distanza incontri la moschea, la chiesa cattolica e quella ortodossa senza percepire alcuna sensazione di tensione. Di contro però, mi dicono, i praticanti e i credenti in generale non sono molti.

Dopo una colazione dove è immancabile una simil feta, formaggio fresco di latte vaccino, è tempo di dirigersi verso Durazzo, il principale porto commerciale del paese, città da dove partirono le prime navi di migranti verso l’Italia. Incastonato tra moderni edifici a pochi metri dal corso principale mi appare l’anfiteatro romano, la più grande struttura di questo genere nei Balcani. Dopo una rapida visita, attraverso il Boulevard Epidamn e arrivo nella piazza principale della città. Qui fervono i lavori di pavimentazione e un rendering ottimistico mi fa vedere cosa sarà a breve di questo luogo che ospita la moschea e il teatro più importante della città.

Le spiagge di Durazzo sono considerate il mare di Tirana: ai turisti d’estate si aggiungono infatti gli abitanti della capitale e i kossovari, che raggiungono queste coste per qualche scampolo di vacanza.

Siamo in coda, io e il buon Jari, dopo un rapido caffè fuori città, in un deserto centro commerciale stile extra lusso, stiamo per entrare a Tirana. Mentre cerchiamo l’albergo lungo le strade mi colpiscono le scarse affissioni pubblicitarie. Non so se interpretare il fatto come un buon o cattivo segno. Tirana è una città disordinata, dove si è costruito senza criterio che cela però angoli molto piacevoli. Il quartiere Block ad esempio. Un tempo inaccessibile, ospitava le residenze e dei burocrati e politici del regime tra le quali la villa del dittatore Hoxha (assai più modesta al dire il vero rispetto alla sfarzosa residenza di Ceausescu a Bucarest) .

La sera l’atmosfera è quella di una città europea con frotte di ragazzi vestiti alla moda che si spostano da un locale all’altro. A piedi dall’albergo mi dirigo verso piazza Skanderbeg, il cuore della città. Un luogo che racchiude alcuni simboli del Paese: il celebre mosaico dedicato alla storia del paese di epoca comunista, edifici del periodo fascista dall’altro alto della piazza e la moschea con la celebre torre dell’orologio di epoca ottomana. Il Museo Storico Nazionale ospita, al mio passaggio, una convention sul lavoro giovanile, ma è pieno di stand di scuole che offrono improbabili corsi di formazione. Anche qui come dai noi i giovani non sanno dove sbattere la testa! A pranzo Jari vuole farmi vedere la città dall’alto. In cima ad un grattacielo c’è lo Sky Club, un bar ristorante girevole. Un po’ retro. ma con il suo fascino. Il sindaco Rama (oggi capo del governo), con un passato di artista, ha deciso di usare la vernice colorata per abbellire alcuni grigi palazzi della città. Dall’alto l’effetto c’è, mi pare un’ottima idea.

Passo troppo poco tempo a Tirana, ci dovrò tornare per visitare gallerie d’arte, musei  e mercati tipici che non mancano.

Sto per concludere il mio tour super rapido nel Paese delle aquile e non posso perdermi una giornata a Berat patrimonio mondiale Unesco. A 2 ore di macchina dalla capitale verso il centro sud  dell’Albania  attraversando un’area rurale costellata dagli immancabili bunker fatti costruire da Hoxha sorge ai lati di un fiume un gioiello dell’architettura ottomana albanese. Moschee, chiese ortodosse e cristiane, viuzze  lastricata i pietra bianca, piccoli musei (da non perdere quello etnografico) edifici rurali in pietra e legno. Questa città, di origine illira, è straordinariamente ben conservata e protetta grazie anche al riconoscimento dell’Unesco.

Dopo una camminata abbastanza impegnativa tra i vicoli della città, decido per una rapida sosta in un caffè assai modesto lungo il fiume Osum. Qui due americani e un inglese (non è l’incipit di una barzelletta) carichi oltre ogni limite di rakia (la deliziosa grappa locale) mi raccontano della loro nuova attività imprenditoriale: hanno deciso di aprire un piccolo ostello nel centro storico. L’inglese di Newcastle, sbiascicando, mi dice  che qui ha trovato molte persone con cui dialogare e fare amicizia: una certa umanità che in Inghilterra non trovava più.

Dopo una colazione ottima (marmellate di fichi fatte in casa e gustosi melograni) all’albergo Osumi, è tempo di ripartire direzione aeroporto di internazionale di Tirana. Addio (per il momento) Albania. Paese per molti ancora misterioso, ricco di stimoli, perfetto per un’esperienza di viaggio inconsueta, sorprendente e anche assolutamente a buon mercato.

Info:

Volo: da Tirana vengono servite 8 città italiane, Milano Malpensa, Bergamo Orio al Serio, Venezia, Verona, Bologna, Genova, Pisa, Roma Fiumicino e Ancona con www.blu-express.com e www.blue-panorama.com; info  tramite call center chiamando dall’Italia lo +39 06 98956666 o con il numero dedicato al mercato albanese +355 44 500130, o presso le migliori agenzie di viaggi.

Attualità: www.albanianews.it

GuidaTirana e Albania di Benko Jata e Francesco Vietti – Morellini editore, 180 pagine,  euro 12,90

Solidarietà: www.celim.it

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Nel Blu delle Virgin islands

Le British Virgin Islands sono una destinazione unica: adatta  sia per i sub più esperti in cerca di emozioni nuove che per i principianti. Isole  ideali per un Natale al caldo all’insegna del blu e della biodiversità.

Numerosi i relitti, che si raggiungono con immersioni non troppo impegnative,  ormai diventati dimora di miriadi di pesci e coralli. Uno di questi è l’MS Rhone, all’interno dell’unico Parco Nazionale Marino delle Isole Vergini Britanniche, che si estende da Lee Bay, su Salt Island fino a Dead Chest Island. Si tratta della Royal Mail Steamer, nave battente bandiera britannica, che affondò durante una tempesta del 1867. Il relitto  si è inabissato in acque tra 9 e 30 metri di profondità. L’ancora invece si è staccata al largo di Great Harbour. Gran parte del relitto è ancora intatta e visibile, come alcune componenti della plancia di comando, il motore a vapore e l’elica.

Imperdibile anche l’esplorazione delle acque dell’isola “formosa”, la Virgin Gorda che Cristoforo Colombo battezzò così perché sottile all’estremità e tondeggiante al centro. Sul fondale dell’isola, situata a nord est delle isole, giace il Chikuzen, una nave frigorifera di 246 metri costruita in Giappone e che faceva parte della flotta da pesca a St Maarten. Generalmente qui è possibile avvistare una fauna che comprende banchi di barracuda, caranghi, dentici, razze, aquile di mare e cernie. Il fondale ha una profondità che va dai 12 ai 23 metri ma, essendo impegnativo a causa di onde irregolari, è raccomandabile esplorarlo in compagnia di istruttori esperti.

Tappa d’obbligo poi è Cooper Island che ospita, a una profondità tra 18 e 27 metri, un triplice relitto, dimora preferita delle murene, la Marie L, una nave da carico affondata a fine secolo scorso, il Pat, un rimorchiatore naufragato pochi anni dopo e che attualmente è appoggiato sopra Marie L, e la Beata, affondata nel 2001.

Questi sono solo alcuni dei siti più affascinanti dove praticare diving perché le Isole Vergini Britanniche (BVI) offrono una ricca varietà di esperienze acquatiche su tutto l’arcipelago. Chi non riesce a stare lontano dall’acqua, infatti, trova numerosissime iniziative per trascorrere intere giornate praticando snorkeling, surf, kitesurf e windsurf.

Queste isole caraibiche fanno parte delle Piccole Antille,  l’arcipelago conta circa 60 isole compresi gli isolotti minori: le più grandi e note sono Tortola, Virgin Gorda, Anegada e Jost Van Dyke.

Natale in crociera:

9 giorni/7 notti a partire da €1.900,  Validità: fino al 28/12/2014,

La quota non comprende:
Volo di linea Air France in partenza da Milano per San Martin A/R, a partire da 800 euro, Volo interno da San Martin a Tortola A/R, circa 310 euro tasse aeroportuali incluse, Tasse di soggiorno, di approdo, diritti doganali e portuali, trasferimenti dall’aeroporto al porto di Tortola: 200 euro circa da corrispondere in loco, Bevande alcoliche, Quota gestione pratica, include assicurazione annullamento

Per informazioni e prenotazioni: www.nbts.itinfo@nbts.it – tel. 011 051957

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In Cechia tra misteriosi torri di arenaria

Una vacanza green, in una regione inedita del Nord della Repubblica Ceca, quella di Adršpach-Teplice: passeggiate, arrampicate, percorsi in mountain bike, tra misteriose torri di arenaria.

Nel Nord della  Repubblica Ceca la natura ha prodotto,  nel corso dei millenni, creature misteriose. Le chiamano “città rocciose”, in realtà sono capolavori di madre natura dall’atmosfera magica: torri  di arenaria scolpite dal vento e dalle intemperie. Veri e propri monumenti sotto il cielo,  in un territorio inedito, poco conosciuto, ideale per una vacanza dal taglio decisamente green.

Il sito principale, il più vasto e selvaggio non solo di Cechia ma dell’intera Europa centrale, è quello di Adršpašsko-teplické skály, nella regione di Hradec Kralove. Ancora tutta da conoscere per i viaggiatori italiani, è apprezzata meta del turismo ceco e mitteleuropeo fin dal XVIII secolo. Proprio a quell’epoca vengono scoperte alcune delle più insolite e sorprendenti formazioni rocciose di quest’area naturale che un tempo era il fondo di un oceano, ribattezzate, per via delle immagini che evocano: l’Elmo del cavaliere, gli Amanti e la Piazza degli elefanti. E poi ci sono il Sindaco e la Sindachessa, il Nido delle Aquile, il Ponte del Diavolo, il Dente

Ad Adršpach completano l’affascinante paesaggio di  picchi, canyon e torri di pietra, altri gioielli naturali come  la Grande Cascata, con il suo spumeggiante e poderoso salto di 16 metri, oppure il laghetto di roccia, da esplorare in barca o in zattera.

Un susseguirsi di sorprese, una sfida per i trekker e per gli sportivi più allenati, cui sono dedicati percorsi di varia difficoltà che sconfinano addirittura nella vicina Polonia, ma anche una meta imprescindibile per famiglie con bambini e anche i nonni. I numerosi sentieri che attraversano la zona non sono infatti impegnativi, facilitati da scalette, ponti, passerelle e gallerie. Le guide locali, poi, propongono tour a misura di bambino, arricchiti di nozioni geologiche e scientifiche ma anche di aneddoti e storielle divertenti. Se amate pedalare nel verde, una pista ciclabile di 20 chilometri e di media difficoltà invita a scoprire sulle due ruote queste fiabesche architetture d’arenaria. Il consiglio per chi non soffre di vertigini, comunque, è di ammirare la città di roccia dall’alto, in tutta la sua selvaggia bellezza, grazie a voli panoramici, e di provare a scalarne i picchi più irti con speciali corsi di arrampicata.

info: www.czechtourism.com www.adrspach.com

Per dormire e mangiare nei pressi del parco naturale: www.hotel-adrspach.cz

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Trekking a Vulcano

Alle Eolie, puntando la sveglia prima dell’alba, si può raggiungere a piedi la cima di Vulcano, dove  Efesto, il dio del fuoco, anticamente aveva ambientato le sue attrezzatissime fucine. Qui forgiava e arroventava, tra i tanti metalli, anche i fulmini scagliati da Zeus. Oggi con un’escursione notturna si può raggiungere la sua sommità del cratere in tempo per gustarsi l’alba che illumina cale, insenature e incredibili sabbie nere dall’origine vulcanica. Il riverbero dei raggi anima le pietre laviche facendole somigliare a preziosi e luccicanti cristalli. Le emozioni proseguono percorrendo la strada asfaltata che costeggia la parte nord est della penisoletta di Vulcanello: raggiunta “la Valle dei Mostri”, formatasi con le ultime eruzioni del 1888, si possono ammirare rocce vulcaniche sulle quali la continua erosione provocata da mare, vento e intemperie, ha generato figure grottesche e spaventose simili a mostri, belve feroci e figure inquietanti.

Raggiungibile solo con piccole imbarcazioni è invece la grotta del Cavallo, conosciuta anche come grotta dell’Eremita: una meraviglia di gallerie, saloni, pozzi, laghetti, stalattiti e stalagmiti.

A pochi passi dal mare, affacciato sulla splendida baia di Ponente, l’Hotel Les Sables Noirs riprende il nome dal suggestivo colore della riva. Considerato uno degli alberghi più prestigiosi dell’arcipelago eoliano, combina perfettamente le bellezze naturalistiche con lo stile e i servizi di un ambiente di classe.

Info: Hotel Les Sables Noirs, Porto Di Ponente, Vulcano, Isole Eolie, Tel. 090 9850 www.hotelvulcanosicily.com

 

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Missione Bolivia

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Culla della biodiversità, ricca di ambienti naturali eterogenei che vanno dalle Ande fino alla foresta amazzonica, la Bolivia e i suoi abitanti sono pronti per stupirci.

Quel poco che in genere si conosce della Bolivia riguarda le sue caratteristiche peggiori: tra i  maggiori produttori di cocaina, eserciti privati al soldo dei commercianti di droga, guerriglia e colpi di stato, un’inflazione del 35.000 % annuo, il 70 % della popolazione costretta a vivere sotto la soglia di povertà nonostante ingenti risorse minerali come stagno, argento e gas.  Per scoprire invece i numerosi aspetti positivi di questa nazione, tra le più isolate del Sud America,  incuneata senza sbocchi al mare tra Cile, Perù, Brasile, Paraguay e Argentina, bisogna visitarla di persona, scoprendo come si tratti in realtà di uno dei paesi più pacifici, sicuri e accoglienti del continente.

La prima cosa a colpire è la grande variabilità ambientale e climatica, che spazia dalle cime della Cordigliera delle Ande ad oltre 6.000 metri di altezza, fino alle giungle tropicali, agli acquitrini e alle savane della regione amazzonica e del Pantanal, con ben un quinto del territorio protetto sotto forma di parchi e riserve naturali e una delle maggiori biodiversità del pianeta. La popolazione di questo Tibet americano è tra le più pure e incontaminate del continente e nelle vene dei due gruppi autoctoni scorre ancora sangue amerindo, così come all’epoca incaica risalgono molti usi e tradizioni degli indios, compresi i coloratissimi abiti di lana. Un paio di secoli fa la superficie della Bolivia era oltre il triplo dell’attuale, ma una serie sciagurata di guerre con i vicini ne ha ridotto di parecchio i confini, facendole perdere anche lo sbocco sul Pacifico.  Ad attirare i pochi turisti sono gli estremi habitat geografici e naturalistici, i siti archeologici incas e preincaici, le eleganti architetture coloniali e barocche di alcune città, le belle missioni gesuite che rimandano al film The Mission, i colorati mercati, le genuine feste popolari e le lagune d’alta quota abitate da colonie di fenicotteri rosa. La Bolivia vanta poi alcuni primati: la città più alta del mondo, Potosì a 4.100 m, la capitale più alta, La Paz a 3.627, lo skilift più alto a Chacaltaya, il condor andino come maggior rapace, la maggior foresta tropicale secca della terra, il Salar di Uyuni con centomila chilometri quadrati come maggior distesa di sale del mondo (incluso dalle prestigiose Rough Guides inglesi tra le 25 meraviglie del mondo) e anche il deserto salato più alto, contenente la metà delle riserve di litio del pianeta,  e il Titicaca al confine con il Perù, il lago sacro degli Inca, come lago navigabile più alto della terra.

L’operatore milanese “I Viaggi di Maurizio Levi”  nel proprio catalogo “Alla scoperta dell’insolito” propone in Bolivia un originale itinerario di 17 giorni che si sviluppa dalle foreste tropicali del sud-est fino ai deserti salati e ai laghi andini. L’itinerario parte da Santa Cruz, raggiunta in volo dall’Italia, importante centro agricolo e maggior città della Bolivia, situata al punto di contatto tra la foresta pluviale amazzonica, gli altipiani centrali e le aride pianure del Chaco. Meritevoli di visita nei dintorni San Javez, la più antica delle missioni gesuite, la cui chiesa offre affreschi e altari decorati d’oro, e la cattedrale di Conception interamente di legno e protetta dall’Unesco. In volo ci si trasferisce a Sucre, negli altipiani centrali, elegante città coloniale con splendidi palazzi e chiese barocche anch’essa protetta dall’Unesco. Si parte quindi per Tarabuco, sede del più bel mercato indio, per raggiungere in serata Potosì, la più alta città della terra a 4.100 m, che nel 1700 fu anche la città più ricca del sudamerica grazie alla presenza della maggior miniera d’argento, ricchezza che si riflette ancora oggi nei suoi edifici coloniali. Gli ultimi giorni trascorrono in pieno habitat andino tra laghi salati, lagune, cactus centenari e branchi di lama e vigogne a 4-4.500 m di quota in una delle regioni più remote e isolate del paese, visitando la stupenda Laguna Colorada color rosso vivo con i suoi fenicotteri rosa, altri laghi con fenicotteri andini, i monumenti funerari di una misteriosa civiltà preincaica, la maggior miniera d’argento del continente a San Cristobal e infine il Salar di Uyuni, il maggior deserto di sale al mondo, grande tre volte la Valle d’Aosta e con uno spessore da 2 a 10 m, che si rivela in tutta la sua maestosa bellezza e in un clima surreale. Infine si raggiunge La Paz, la più alta capitale del mondo, bella città andina dominata dal vulcano Illimani, per visitare il centro cerimoniale di Tiahuanaco, sito archeologico tra i più importanti del sudamerica risalente al 700 a.C.

Info: I Viaggi di Maurizio Levi – tel. 02 34 93 45 28, www.viaggilevi.com

Partenze individuali settimanali da luglio a settembre e di gruppo il 5 agosto 2014 con voli di linea Lufthansa da Milano; la quota da 3.970 euro comprende voli, percorso in minibus e fuoristrada con guida italiana, alloggio in hotel e rifugi con mezza pensione in doppia.

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Ucraina mon amour

di Andrea Foschi

Sono stato in Ucraina qualche anno fa, prima dello scoppio di questo brutale conflitto tra l’est e l’ovest del paese.  Fu un viaggio dettato da pura curiosità per una terra che non conoscevo ma che in qualche modo mi attirava. Il mio aereo atterrò a Leopoli (Lvov), nell’ovest, in un aeroporto dal curioso stile neoclassico.

Un ricordo, il mio, che è anche un messaggio di speranza, fuori da ogni retorica, perché si possa presto tornare in quel paese con l’idea di fare semplicemente del turismo culturale.

Circondato da quartieri in stile sovietico non proprio ineccepibili stilisticamente (alti condomini di cemento), il centro della città è al contrario una vera perla di storia e di fine architettura (patrimonio mondiale Unesco), con un’atmosfera decisamente mitteleuropea. Leopoli, non lontana dal confine polacco, in qualche modo ricorda Cracovia, anche se non pochi sono i tratti distintivi. Da sempre rivaleggia con la capitale Kiev grazie alle sue tante attrazioni culturali: monumenti, teatri, musei,  gallerie d’arte e gli edifici storici di varie epoche.

Il centro della città è la piazza del  mercato, circondata da splendidi edifici rinascimentali tra cui la Cernaja Kamenica e la Casa Kornjaktaora, oggi museo storico.

Ricordo di essere salito sul punto più alto di Leopoli: la Collina del Castello (Zamkova Hora), per scattare le foto sulla città e comprenderne  la sua struttura urbanistica.

Ho a lungo camminato nell’ampia piazza Ploshcha Rynok una delle piazze meglio conservata di tutta l’Ucraina con palazzi tra lo stile barocco e quello rinascimentale. I ricchi mercanti locali infatti non esitarono a commissionare ai migliori artigiani e artisti dell’epoca la costruzione delle loro case. Un edificio conserva ancora il leone di San Marco: i mercanti e i diplomatici della Serenissima evidentemente anche qui hanno lasciato un segno.

Di fronte, all’angolo sud-occidentale della piazza si trova uno dei migliori edifici gotici della città, la  Cattedrale Cattolica Romana del XIV secolo. Al suo interno, la  Cappella Boyim contiene alcune delle più belle incisioni in pietra di Leopoli. Altri monumenti di pregio in città sono: la Cattedrale Armena, la Chiesa dei Bernardini e la Chiesa dei Gesuiti (di origine rinascimentale).

Non mi sono perso  il museo di arte ucraina, con icone dei secoli XIV-XVII e dipinti moderni, il museo nazionale e  il museo farmaceutico. Una delle attività principali di questa città fu infatti quella di produrre e commerciare medicinali: la prima farmacia, ancora visitabile, risale al 1879 e si trova a lato del  Museo Apteka che conserva esempi di attrezzature farmaceutiche antiche.

Ho visitato uno dei tanti mercati (Krakivsky) dove si assapora la tradizione e lo stile di vita ucraino in qualche modo ancora legato alle ancestrali tradizioni agricole. Tra i colori verdi e rosa delle pareti del mercato coperto ho faticosamente cercato di parlare con le tante babushke che vendono verdure in salamoia, patate, legumi, miele, fiori e pesce sotto sale.  Spesso la comunicazione si limitò ad uno sguardo ricambiato da un lieve accenno di sorriso.

Ma la storia di Leopoli non si può ignorare per comprendere lo spirito di questa citta. Fu fondata nel 1256 dal principe di  Halicz Daniele Romanovic, che le diede il nome del figlio Lev. Distrutta più volte da diverse invasioni, come quella dei mongoli, fu ricostruita dal re di Polonia che la annesse nel del 1349, la fortificò e le concesse ampia autonomia finanziaria.

Leopoli, da sempre centro dell’irredentismo nazionale, contesa da varie nazioni, è stato spesso un luogo di campi di battaglia e di sofferenze. Forse deriva proprio dal  passato tormentato il suo cosmopolitismo. Dopo essere stata invasa in tempi diversi da mongoli, austriaci, svedesi e tedeschi, nell’ultimo secolo i russi la presero per la prima volta nell’agosto 1914, nella prima battaglia di Leopoli, poi venne conquistata nel 1915 dall’esercito austriaco. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, dopo la guerra polacco-sovietica del 1920, la città venne poi assorbita dalla Polonia.

Leopoli è legata anche al triste ricorso della shoah. Prima della seconda guerra mondiale, la città possedeva la terza maggior popolazione ebraica di Polonia che raggiunse gli oltre 200.000 ebrei.  I tedeschi insieme ai collaborazionisti locali organizzarono dei massicci pogrom.

Durante il primo pogrom, durato quattro settimane, dalla fine di giugno al luglio del 1941, circa 4.000 ebrei vennero uccisi. Il 25 luglio di quell’anno venne effettuato un secondo pogrom, detto de “I giorni di Petliura“, a seguito dell’omicidio del leader ucraino Symon Petliur. Circa 2.000 ebrei persero la vita, in maggioranza uccisi in gruppi a colpi di arma da fuoco da civili collaborazionisti dopo essere stati costretti a marciare fino al cimitero ebraico o alla prigione di Lunecki.

I pogrom, le difficili condizioni nel ghetto e la deportazione verso i campi di sterminio, incluso il locale “campo di lavoro” di Janowski, portarono alla quasi completa distruzione della popolazione ebrea. Nel1944, quando i russi rientrarono in possesso di Leopoli, solo 250 ebrei erano ancora in vita. Il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal è stato  dei più famosi sopravvissuti ebrei di Leopoli.

Dopo la guerra ci fu la lunga stagione nell’Urss. Il nazionalismo ucraino risorse alla fine degli anni ‘80 e dopo il crollo del muro di Berlino nell’agosto del 1991 l’Ucraina e Leopoli ottennero l’indipendenza.

L’attualità ci dice però che la storia tormentata di questa terra, purtroppo, non è finita qui…

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